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In avvicinamento (- 2 giorni…) a “Open Access all’Università di Torino – Esperienze e modelli di comunicazione scientifica”, prima giornata di studio e discussione sul tema dell’accesso aperto, dei costi dei periodici scientifici e delle nuove forme di comunicazione scientifica e di ricerca, cominciamo a sondare il terreno, cominciando da un territorio molto particolare: il diritto.

Da un conversazione con Raffaele Caterina,che parteciperà alla tavola rotonda, estraiamo questa sintesi:

“Una delle ragioni per cui, nel campo del diritto, l’Open Access è, in Italia, ai margini della vita accademica è da ricercare nel fatto che la letteratura giuridica è, in una parte importante, finalizzata ai concorsi, ed è quasi esclusivamente destinata agli addetti ai lavori.

La cultura giuridica che si trova in Internet, destinata al consumo, è presente in copiosa quantità, ma è spesso di taglio molto pratico, limitandosi a segnalare, per esempio, le ultime sentenze o novità legislative.

Pubblicare su internet può essere, tuttavia, una sorta di seconda scelta per chi non ha trovato spazio sulle riviste tradizionali.

Sebbene per le riviste giuridiche italiane non esista una procedura formalizzata di peer-review, il fatto di essere pubblicati significa che comunque si è passata una “qualche forma” di selezione.

La pubblicazione cartacea quindi è in ogni caso una garanzia della qualità di un articolo: ecco perché l’idea di pubblicare Open Access non attira molto chi è interessato a partecipare ai concorsi, e non soltanto a far conoscere il proprio pensiero.

Se si considera poi l’informazione giuridica in senso ampio, occorre considerare che in Italia la mancanza di una “cultura dell’open access” non riguarda solo la letteratura scientifica.

È emblematico il fatto che per esempio tutte le sentenze della Corte Europea sono gratuitamente on line come pure quelle della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo . Le sentenze della Corte di Cassazione italiana possono essere lette solo pagando (a meno che non siano pubblicate, come spesso accade, su siti non ufficiali)”.

Raffaele Caterina è professore ordinario di diritto privato presso la facoltà di giurisprudenza dell’università degli studi di Torino. E’ membro del comitato direttivo del Sistema biblitoecario d’ateneo e, dal 1 ottobre 2007, direttore del dipartimento di scienze giuridiche. Il suo primo articolo, dedicato alla pubblicazione on line di letteratura giuridica, è stato “La rete di Babele”, in Informatica e Diritto, 1999, n.1, pp. 47-57.

Il prossimo 11 dicembre compirà 33 anni.

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