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Archive for the ‘Giornata UniTO Open Access’ Category

Considerazioni generali e un esempio di risorsa: Rialto, repertorio di poesia e prosa occitanica medievale. È una biblioteca digitale dinamica, che si propone di mettere in rete l’intero corpus letterario occitanico medievale. Aspetto del sito è molto sobrio. Prodotto da più atenei, capofila Napoli. Cominciato nel 2001, 460 trovatori. Esempio. Si apre un menu dal nome di un trovatore, trovo il testo e una minima presentazione con la possibilità di cliccare.
Progetto tutto istituzionale, finanziato con i PRIN. Offre notevoli possibilità: l’apparato critico del testo che quindi si può lavorare: è OA dei dati! È una biblioteca digitale dinamica, di più autori si possono consultare edizioni diverse, si possono correggere le edizioni (es. Rigaut de Berzebilh). Il curatore in Rialto è generalmente un giovane ricercatore, che fornisce anche un commento, oppure lo riprende da edizioni “classiche”. Quando nota, c’è anche la partitura musicale. Quando possibile, edizioni sinottiche.
RialC (sulla letteratura catalana) è un progetto già concluso
Due considerazioni:
la scientificità: come nel caso di reti medievali, Rialto è un sito altamente qualificato. C’è un comitato di redazione che opera una sorta di referaggio, anche se nel campo umanistico si parla di referaggio sui generis.
l’uso di questi strumenti: la mattinata di un filologo è ben diversa da quella di un fisico! I filologi non pubblicano sulla rete, le modalità di pubblicazione per noi sono decisamente tradizionali.
Nel caso di Rialto non è sempre facile far accettare a colleghi, anche inglesi!, di far citare le edizioni di Rialto.
Non sarà mai una sostituzione della carta, ma si tratta di risorse alternative.

Per un filologo però il vero OA sarebbe dato dall’avere la disponibilità dei dati (repertori, dizionari, fonti).

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Descrive la sua disciplina (studio di dati sperimentali, biologia e medicina, con metodi matematici; luogo di incontro fra fisica e biomedicina).
BMC: 184 riviste ad accesso aperto, gli autori hanno diritti riservati, sono tutte referate. Le riviste della parte biologica hanno peer review classico, con referee anonimi e commenti che vengono poi raccolti dagli editor. 3 riviste di punta, di argomento meno specializzato, e quindi con impatto più alto. PLoS ha meno riviste, due di punta. La prima cosa che si va a vedere per scegliere di pubblicare su una rivista è l’impatto. I giornali OA non hanno ancora i livelli dei principali giornali di settore. Anche PloS che è molto buono come livello non è paragonabile ai classici “Science”, “Cell”, “Nature”. Peraltro qss. 3 riviste sono accessibili ovunque perché tutte le biblioteche le acquistano. Non è automatico che la disseminazione e l’accessibilità sia maggiore con le riviste OA. Per settori meno specializzati: IF di riviste core è molto più alto di quelle OA e non c’è così tanta differenza rispetto alla diffusione (in qualsiasi luogo dove si fa ricerca biomedica si possono consultare “Nature” o “Cell”). Per riviste molto specifiche invece IF delle riviste Biomed è più alto. Andando nello specifico delle discipline i parametri di impatto scendono inevitabilmente e i livelli tra riviste tradizionali e riviste OA si avvicinano.

Si sta lavorando per rendere aperti e sempre più trasparenti i sistemi di peer review. Infatti si è generata insoddisfazione nella comunità scientifica per la peer review tradizionale, perché il processo è anonimo e non sempre trasparente. Si crea una situazione asimmetrica (nome dell’autore è noto, nome del revisore anonimo) che genera scontento. Nuovi modelli
Open peer review: (BMC journals): referee non anonimi e commenti pubblicati insieme all’articolo. Il modello funziona ma ha problemi: più difficile trovare referee e generalmente sono meno severi (temono ritorsioni, non vogliono essere contattati direttamente dagli autori)
Open peer review facoltativo: PLos chiedeva giustificazione in caso di rifiuto da parte del referee ad aprire il peer review. Gli atteggiamenti più frequenti sono il timore di ritorsioni e di essere contattato direttamente dagli autori. Non è detto che il referee sia in posizione di potere rispetto a chi giudica. Non è ovvio che peer review aperto sia sempre migliore di quello chiuso
Community peer-review (Nature): i lavori sono sottoposti a peer review tradizionale e contemporaneamente resi pubblici. Ma generalmente si ricevono pochi commenti e poco utili.
Open and permissive peer-review: gli autori devono cercarsi tre referee: questo è già un filtro. L’articolo viene pubblicato anche se report è negativo, con report firmati. Ovvio che l’autore in questo caso preferisce non pubblicare perché vengono pubblicati anche i commenti.
No peer review (Philica: non ha peer review ma solo commenti post comunicazione: infestato da pseudoscienza)

L’accesso ai dati è più importante dell’accesso alle pubblicazioni! Nella bioinformatica si fa ricerca sulla base di dati provenienti da database aperti. La ricerca in questo campo sarebbe impossibile se non ci fossero i dati su database pubblici. Anche Nature richiede che i dati siano resi pubblici. Chi pubblica i dati li esplora ma non fa ricerca approfondita su tutto. Ci sono moltissime informazioni che non sono ancora state estratte ed elaborate! Anche i software sono open source. Si puo’ quindi fare ricerca con un PC e un accesso Internet. Se le riviste fossero OA, con 500 euro (PC e connessione veloce) si potrebbe fare ricerca di alto livello. è la portata rivoluzionaria dell’accesso aperto in bioinformatica.

(Bianca e Giovanna)

 

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Importante contributo di Paola Guglielmotti che mette in relazione il discorso sull’OA con lo statuto epistemologico delle discipline. Non è vero che l’OA riguardi solo le scienze pure. Differenti discipline hanno differenti necessità. La frontiera metaforica tra area umanistica e scientifica è già stata superata. Reti Medievali funziona già da 15 anni. Comunità di studiosi del medioevo al di là delle specificazioni disciplinari. Sito gestito in modo non centralizzato. Sperimentazione di coordinazione, organizzazione reticolare. Forme della comunicazione scientifica in ambito umanistico.
Monografie (dice Antonella De Robbio) sono il modello per la comunicazione scientifica di ambito umanistico. Non è così vero.
Alcuni elementi:
– confini con altre discipline: filologia, arte, archeologia
– componente regionale locale
– rapporto con la tradizione storiografica pregressa
-ricerca erudita medievistica di un secolo fa è ancora molto importante ed è punto di riferimento imprescindibile
Non si può tenere presente solo l’approccio contenutistico. RM intende costruire uno strumento che tenga presente l’inclusività. Porta selettivamente verso altri luoghi della conservazione ad accesso aperto, è ganglio che guida verso altri contenitori della ricerca (importante il riferimento agli archivi istituzionali come depositi di riferimento).

Laura Gaffuri entra nel dettaglio del sito e ne mostra le funzionalità.
Un medioevo in rete fortemente qualificato. Scientificità del sito. Comitato scientifico, redazione, redattori corrispondenti, referee board.
Ricerca storica e comunicazione sono le due voci di questo sito. Selezione critica della conoscenza
Illustra le diverse sezioni (una è biblioteca).

Si fanno precisi accordi con le case editrici: si mantengono rapporti con la tradizione di pubblicazione scientifica classica. Nelle discipline umanistiche un contributo non muore mai, anche se la storiografia compie passi in avanti. Un contributo o non nasce mai o non muore mai!
CALENDARIO è una sezione dl sito molto frequentata – raccoglie eventi diversi di argomento medievistico nel mondo. Le iniziative congressuali di 10 anni fa non sono obsolete, documentano attività scientifica che per noi è ancora interessante e valida.
DIDATTICA altra sezione importante. Luogo di dibattito e di confronto con chi lavora in altri settori dell’istruzione (anche la scuola secondaria)
Importante la SELEZIONE CRITICA DELLE CONOSCENZE

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Ci propone un intervento informale descrivendo il lavoro quotidiano. In 20 anni il modo di lavorare dei ricercatori nella fisica delle alte energie è completamente cambiato. Dalle buste con francobolli ai files al web, dalla biblioteca al browser. Non si accede quasi più alla biblioteca ma si ricorre all’archivio telematico. Siamo passati dai pre-print agli e-prints. C’è sempre stato in fisica un forte impatto della pre-pubblicazione: si inviavano abitualmente articoli prima della pubblicazione (si inviavano per posta ad esempio alle isituzioni importanti). Con l’avvento della rete inizio anni 90 si è cominciato a usare la posta elettronica, e poi il web. Quando un fisico teorico arriva in ufficio, non cerca una rivista, ma cerca che cosa è successo ieri nel suo campo di ricerca. Si siede alla scrivania e può vedere tutto quello che viene prodotto, in tempo reale. Ogni fisico consulta il sito arXiv. La prima veloce occhiata alle liste di interesse richiede una quindicina di minuti. La prospettiva supera il concetto di OA, si puo’ parlare di TOTAL Open Access: su Arxiv si possono vedere TUTTE le pubblicazioni scientifiche degli ultimi 10 anni. Ci sono anche le tesi di dottorato. E’ disponibile sia il pdf che il file sorgente (è possibile quindi prelevare la figura e l’equazione di un collega, magari avvisandolo precedentemente).

L’arXiv nasce come archivio della fisica delle alte energie, ma ha poi una crescita graduale. Prima si limitava alla fisica, ora comprende anche matematica, computer science, biologia. Grafico dell’andamento dei documenti è sempre in ascesa, la crescita si sta espandendo sempre con lo stesso ritmo. Si aprono sempre nuovi argomenti. Fisica dell’alta energia ha continuato a crescere fino ad arrivare a un punto di saturazione la crescita si è fermata: questo significa che l’INTERA comunità della fisica delle alte energie usa Arxiv (lo stesso andamento si noterà tra poco anche per le altre discipline che stanno ancora crescendo). Ormai non si ricorre più ai vecchi sistemi e-mail o ftp. Si lavora decisamente sul web (1996 web upload erano solo il 10%, nel 2003 quasi tutti usano direttamente il browser). Non è pubblicazione completamente priva di filtro: ovvero, non c’è un vero referaggio, ma un minimo livello di controllo. Si mettono i testi referabili, che sono cioè accettabili – vale a dire che se voglio scrivere sugli oroscopi non vengo messo sull’arXiv. Filtro a costo bassissimo, piccolo gruppo di persone (bastano i titoli o l’istituzione, non è neanche necessario leggere l’abstract). I titoli manifestamente inutili o banali non compaiono nemmeno.

Parla di psicopatologia della citazione: ossessione dei ricercatori di fisica: scoprire da chi si è stati citati il giorno prima e il numero H. Prima del web dovevamo sfogliare i vari Citation Index. Ora è tutto istantaneo. Su SPIRES (strumento di calcolo citazionale, fondamentale per HEP, considera lavori dal 1991 in poi) accanto a ogni lavoro si vede subito quante volte è stato citato.

In clima di Total OA, cosa servono le riviste istituzionali? Servono per la GESTIONE DEL PROCESSO DI REFERAGGIO. Lascia aperto l’interrogativo se debba essere fatto in quel modo e con quei costi.

(Bianca e Giovanna)

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Tesi di dottorato:
disponibili in tutti gli atenei anche in formato digitale
prodotto della ricerca originale e innovativo: primo step di una ricerca che poi può proseguire
per i bibliotecari è “letteratura grigia”: non hanno l’impatto che meriterebbero
vantaggio per l’istituzione = aumentare la visibilità del prodotto della ricerca
In Europa la situazione è più matura: harvesting di archivi istituzionali
ROAR Map raccoglie le politiche di molti paesi. Non tutti hanno lo stesso comportamento
Le tesi comunque non sono molte, in Italia, nonostante le buone intenzioni.
Norme che regolano le tesi sono nate in tempi diverse.
Legge sul diritto d’autore riconosce alle tesi il pieno diritto (633/1941)
Disciplina speciale dottorato di ricerca: obbligo di deposito alle biblioteche nazionali, secondariamente agli atenei
Disciplina recente del deposito legale
Linee guida per il deposito delle tesi di dottorato (CRUI)
Atenei che hanno aderito all’OA possono prevedere l’obbligo di deposito nei propri archivi istituzionali senza ledere il diritto d’autore. Ma devono modificare i propri bandi e il Regolamento delle tesi di dottorato.
Gruppo di lavoro CRUI si è anche concentrato sulla questione della standardizzazione e interoperabilità (allo scopo di rendere possibile l’interoperabilità con gli archivi internazionali).

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Repository serve a
-Disseminare l’informazione
-Gestire dei flussi di lavoro
Schiltz: piu’ importante accedere all’informazione “on demand”, piuttosto che possedere una grande quantità di conoscenza personale diretta.
Documenti sono mattoni di base di un’architettura partecipativa di gestione e condivisione della conoscenza:
2 aspetti
-documenti
-servizi a valore aggiunto (Ambruster)
Aperto
Creare valore con AperTO:
1) scenari organizzativi: razionalizzazione dei flussi di lavoro
-Collaborazione con progetto “Catalogo delle pubblicazioni della ricerca di Ateneo”
Intenzione di far inserire al docente i metadati delle pubblicazioni una sola volta e usare questi dati in AperTO. Si limita così l’apporto del docente in Aperto al full text.
-Sensibilizzazione delle autorità accademiche per introduzione di una policy obbligatoria di deposito
-Organizzazione del flusso di lavoro delle tesi di laurea e di dottorato
-Collaborazione con biblioteche e ambiti
-Collaborazione aperta al territorio
2) scenari tecnici/servizi: AperTO puo’ diventare uno spazio per la gestione e il marketing delle pubblicazioni scientifiche
-Strumenti di export in formati bibliografici standard
-Collegamento con il Portale di Ateneo
-Policy di sicurezza (disaster recovery, digital preservation). Collaborazione con archivio storico.
-Autenticazione (possibilità di implementazione delle credenziali SCU su AperTO)
2) scenari globali: pubblicare su AperTO permette:
-di essere piu’ citati
-la costruzione di servizi
-di archiviare in ambienti sicuri la propria produzione
Conclusioni
Pubblicare OA
-da’ la possibilità di sperimentare nuovi modelli di pubblicazione ibrida
-permette di ragionare su legame tra blogosfera, paper scientifici, social network e di provare con open peer review più strutturata, con più legami con web 2.0 (vd. ORE, compound objects, lineage, semantica)

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Paolo Gardois reindirizza la discussione sul problema della peer review, ponendo due domande
1)esistono modalità codificate di peer review?
2)non è meglio applicare la peer review dopo la pubblicazione?

Lughi risponde sottolineando le differenze tra discipline. Nel campo delle discipline umanistiche la peer review quasi non esiste, ma è data dal mercato. Inoltre ci sono differenze tra opere di nicchia e opere che hanno statuto divulgativo (in questo caso la validità è decisa dal mercato). C’è una polarità che implica la scelta dell’articolo rispetto al libro nel campo scientifico e del libro nel campo umanistico. Conclude con l’affermazione che il web 2.0 ha un ruolo fondamentale nella creazione di processi di peer review.

Piga accenna ai pro e ai contro della peer-review non anonima. C’è il problema dei brevetti, ad esempio nel campo della ricerca farmaceutica.

Tamagnone illustra la necessità di una peer review diversificata a seconda di chi scrive. Ad esempio per un lavoro che arriva da paese dell’Africa, magari non scritto bene, l’anonimato è fattore fondamentale. Per un lavoro di ricercatori famosi è più importante aprire e rendere trasparente la peer review (vd. i blog aperti dai ricercatori in cui si segue l’esperimento dall’inizio fino ai commenti). Difficoltà di aprire la peer review per l’ambito in cui ci sono molti interessi (ambito farmaceutico). l’IF è discutibile ma è una garanzia di oggettività. L’IF puo’ essere un limite nella fase iniziale ma in prospettiva il limite potrebbe essere capovolto: sfruttando il meccanismo virtuoso (facilità di accesso alle riviste), man mano aumenta l’IF delle riviste OA. La rivista OA a parità di IF ha a questo punto un vantaggio in più, la più ampia diffusione che per il ricercatore è un valore aggiunto. Esperienze di peer review post-pubblicazione è interessante, ritenuta di interesse per i ricercatori. Peer review aperta è più complessa perché sono necessari vari livelli di review (è indispensabile un livello di validazione preventiva, per scorrettezze evidenti). Il livello di selettività richiesto è diverso a seconda della rivista che il peer giudica. Quindi poi la qualità è diversa a seconda delle rivista.

(Bianca e Giovanna)

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