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Archive for marzo 2008

Cerco Riccardo Ridi su Wikipedia.it:

http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:Ricerca?search=riccardo+ridi

Nessun wiki è presente, nessuno stub. Vengono allora listati in risposta i wiki che hanno qualcosa in comune con la ricerca, in ordine di pertinenza.

Al terzo posto c’e’ la voce “Reference” (pertinenza 94,6 %), al quarto “Discografia di Mina” (pertinenza 93,8%) (!), al secondo “Impero angioino” (!!) (pertinenza 98%).

E al primo? Che wiki c’e’ al primo?

Nico Fidenco” (pertinenza 100%).

Non vorrei sembrare impertinente ma avevo notato una certa aria di famiglia.

Ti voglio legare, legare a un granello di sabbia

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Giovedì 6 marzo alla Tavola Rotonda “Diritti in gioco: comunicazione scientifica, copyright, e licenze d’uso” che si è tenuta al Palazzo delle Stelline nell’ambito del Convegno “I diritti della biblioteca: accesso alla conoscenza, proprietà intellettuale e nuovi servizi” Jan Velterop, (Director of Open Access, Springer) ha suggerito un correttivo al tradizionale modello author pays.

Il modello author pays “tradizionale” (pay-per-publish) ha dei limiti (costi alti, rischio di scarsa selettività da parte di alcune riviste; aggiungerei l’impossibilità da parte delle istituzioni, almeno italiane, di provvedere alla spesa non prevedibile nei bilanci), e ha proposto il pay-per-submit: si tratta di una sorta di tassa che il ricercatore dovrebbe pagare indipendentemente dall’accettazione dell’articolo. E’ come un esame a cui ci si iscrive, come l’esame di guida: paghi anche se non sei sicuro di passare. In questo modo gli editori riuscirebbero a redistribuire meglio i costi e a sostenere il peso del processo di peer-reviewing. E’ un modello che sotto certi aspetti potrebbe produrre una divaricazione sempre maggiore tra il concetto esteso di Open Access e quello dell’editoria commerciale; tuttavia varrebbe la pena di considerarne le potenzialità positive: il livello della competitività positiva, la garanzia di non legare la pubblicazione alla quota versata. Potrebbe funzionare, a patto che non prevalgano, ancora, logiche di mercato o di poteri accademici; e a patto che ne conseguano modelli di finanziamento da parte delle istituzioni, in modo che si possa assicurare la sostenibilità dell’impegno finanziario.

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