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Sprinter

Grazie a Nicola Cavalli apprendo che Springer (numero 2 mondiale dell’editoria scientifica) ha acquistato BioMedCentral, editore scientifico specializzato nell’accesso aperto, sostenuto con il modello “paga l’autore.”
Sembra che il colosso olando-tedesco (o germanolandese?) creda nella possibilità di integrare riviste pubblicate con tale modello nel suo cospicuo pacchetto venduto con modelli tradizionali. Qui e qui due testimonianze di preveggenza datate 2003.

Questo colpo di mercato conferma un atteggiamento di Springer più coraggioso e antiveggente rispetto ai suoi principali concorrenti, anche alla luce dei contratti recentemente siglati in Italia.

D’altra parte il correttore automatico di Word ogni volta che scrivo il marchio tedesco me lo corregge in Sprinter.

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Ridi!

Cerco Riccardo Ridi su Wikipedia.it:

http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:Ricerca?search=riccardo+ridi

Nessun wiki è presente, nessuno stub. Vengono allora listati in risposta i wiki che hanno qualcosa in comune con la ricerca, in ordine di pertinenza.

Al terzo posto c’e’ la voce “Reference” (pertinenza 94,6 %), al quarto “Discografia di Mina” (pertinenza 93,8%) (!), al secondo “Impero angioino” (!!) (pertinenza 98%).

E al primo? Che wiki c’e’ al primo?

Nico Fidenco” (pertinenza 100%).

Non vorrei sembrare impertinente ma avevo notato una certa aria di famiglia.

Ti voglio legare, legare a un granello di sabbia

author pays

Giovedì 6 marzo alla Tavola Rotonda “Diritti in gioco: comunicazione scientifica, copyright, e licenze d’uso” che si è tenuta al Palazzo delle Stelline nell’ambito del Convegno “I diritti della biblioteca: accesso alla conoscenza, proprietà intellettuale e nuovi servizi” Jan Velterop, (Director of Open Access, Springer) ha suggerito un correttivo al tradizionale modello author pays.

Il modello author pays “tradizionale” (pay-per-publish) ha dei limiti (costi alti, rischio di scarsa selettività da parte di alcune riviste; aggiungerei l’impossibilità da parte delle istituzioni, almeno italiane, di provvedere alla spesa non prevedibile nei bilanci), e ha proposto il pay-per-submit: si tratta di una sorta di tassa che il ricercatore dovrebbe pagare indipendentemente dall’accettazione dell’articolo. E’ come un esame a cui ci si iscrive, come l’esame di guida: paghi anche se non sei sicuro di passare. In questo modo gli editori riuscirebbero a redistribuire meglio i costi e a sostenere il peso del processo di peer-reviewing. E’ un modello che sotto certi aspetti potrebbe produrre una divaricazione sempre maggiore tra il concetto esteso di Open Access e quello dell’editoria commerciale; tuttavia varrebbe la pena di considerarne le potenzialità positive: il livello della competitività positiva, la garanzia di non legare la pubblicazione alla quota versata. Potrebbe funzionare, a patto che non prevalgano, ancora, logiche di mercato o di poteri accademici; e a patto che ne conseguano modelli di finanziamento da parte delle istituzioni, in modo che si possa assicurare la sostenibilità dell’impegno finanziario.

Buongiorno!

Leggo a colazione sulla prima pagina della Stampa nella rubrica di Gramellini il buongiorno di oggi, 14 dicembre del 2007. Per chi come me lavora nell’università è la risposta migliore a una domanda quasi quotidiana.
La domanda è: perché?

Walter Meliga, RIALTO

Considerazioni generali e un esempio di risorsa: Rialto, repertorio di poesia e prosa occitanica medievale. È una biblioteca digitale dinamica, che si propone di mettere in rete l’intero corpus letterario occitanico medievale. Aspetto del sito è molto sobrio. Prodotto da più atenei, capofila Napoli. Cominciato nel 2001, 460 trovatori. Esempio. Si apre un menu dal nome di un trovatore, trovo il testo e una minima presentazione con la possibilità di cliccare.
Progetto tutto istituzionale, finanziato con i PRIN. Offre notevoli possibilità: l’apparato critico del testo che quindi si può lavorare: è OA dei dati! È una biblioteca digitale dinamica, di più autori si possono consultare edizioni diverse, si possono correggere le edizioni (es. Rigaut de Berzebilh). Il curatore in Rialto è generalmente un giovane ricercatore, che fornisce anche un commento, oppure lo riprende da edizioni “classiche”. Quando nota, c’è anche la partitura musicale. Quando possibile, edizioni sinottiche.
RialC (sulla letteratura catalana) è un progetto già concluso
Due considerazioni:
la scientificità: come nel caso di reti medievali, Rialto è un sito altamente qualificato. C’è un comitato di redazione che opera una sorta di referaggio, anche se nel campo umanistico si parla di referaggio sui generis.
l’uso di questi strumenti: la mattinata di un filologo è ben diversa da quella di un fisico! I filologi non pubblicano sulla rete, le modalità di pubblicazione per noi sono decisamente tradizionali.
Nel caso di Rialto non è sempre facile far accettare a colleghi, anche inglesi!, di far citare le edizioni di Rialto.
Non sarà mai una sostituzione della carta, ma si tratta di risorse alternative.

Per un filologo però il vero OA sarebbe dato dall’avere la disponibilità dei dati (repertori, dizionari, fonti).

Descrive la sua disciplina (studio di dati sperimentali, biologia e medicina, con metodi matematici; luogo di incontro fra fisica e biomedicina).
BMC: 184 riviste ad accesso aperto, gli autori hanno diritti riservati, sono tutte referate. Le riviste della parte biologica hanno peer review classico, con referee anonimi e commenti che vengono poi raccolti dagli editor. 3 riviste di punta, di argomento meno specializzato, e quindi con impatto più alto. PLoS ha meno riviste, due di punta. La prima cosa che si va a vedere per scegliere di pubblicare su una rivista è l’impatto. I giornali OA non hanno ancora i livelli dei principali giornali di settore. Anche PloS che è molto buono come livello non è paragonabile ai classici “Science”, “Cell”, “Nature”. Peraltro qss. 3 riviste sono accessibili ovunque perché tutte le biblioteche le acquistano. Non è automatico che la disseminazione e l’accessibilità sia maggiore con le riviste OA. Per settori meno specializzati: IF di riviste core è molto più alto di quelle OA e non c’è così tanta differenza rispetto alla diffusione (in qualsiasi luogo dove si fa ricerca biomedica si possono consultare “Nature” o “Cell”). Per riviste molto specifiche invece IF delle riviste Biomed è più alto. Andando nello specifico delle discipline i parametri di impatto scendono inevitabilmente e i livelli tra riviste tradizionali e riviste OA si avvicinano.

Si sta lavorando per rendere aperti e sempre più trasparenti i sistemi di peer review. Infatti si è generata insoddisfazione nella comunità scientifica per la peer review tradizionale, perché il processo è anonimo e non sempre trasparente. Si crea una situazione asimmetrica (nome dell’autore è noto, nome del revisore anonimo) che genera scontento. Nuovi modelli
Open peer review: (BMC journals): referee non anonimi e commenti pubblicati insieme all’articolo. Il modello funziona ma ha problemi: più difficile trovare referee e generalmente sono meno severi (temono ritorsioni, non vogliono essere contattati direttamente dagli autori)
Open peer review facoltativo: PLos chiedeva giustificazione in caso di rifiuto da parte del referee ad aprire il peer review. Gli atteggiamenti più frequenti sono il timore di ritorsioni e di essere contattato direttamente dagli autori. Non è detto che il referee sia in posizione di potere rispetto a chi giudica. Non è ovvio che peer review aperto sia sempre migliore di quello chiuso
Community peer-review (Nature): i lavori sono sottoposti a peer review tradizionale e contemporaneamente resi pubblici. Ma generalmente si ricevono pochi commenti e poco utili.
Open and permissive peer-review: gli autori devono cercarsi tre referee: questo è già un filtro. L’articolo viene pubblicato anche se report è negativo, con report firmati. Ovvio che l’autore in questo caso preferisce non pubblicare perché vengono pubblicati anche i commenti.
No peer review (Philica: non ha peer review ma solo commenti post comunicazione: infestato da pseudoscienza)

L’accesso ai dati è più importante dell’accesso alle pubblicazioni! Nella bioinformatica si fa ricerca sulla base di dati provenienti da database aperti. La ricerca in questo campo sarebbe impossibile se non ci fossero i dati su database pubblici. Anche Nature richiede che i dati siano resi pubblici. Chi pubblica i dati li esplora ma non fa ricerca approfondita su tutto. Ci sono moltissime informazioni che non sono ancora state estratte ed elaborate! Anche i software sono open source. Si puo’ quindi fare ricerca con un PC e un accesso Internet. Se le riviste fossero OA, con 500 euro (PC e connessione veloce) si potrebbe fare ricerca di alto livello. è la portata rivoluzionaria dell’accesso aperto in bioinformatica.

(Bianca e Giovanna)

 

Importante contributo di Paola Guglielmotti che mette in relazione il discorso sull’OA con lo statuto epistemologico delle discipline. Non è vero che l’OA riguardi solo le scienze pure. Differenti discipline hanno differenti necessità. La frontiera metaforica tra area umanistica e scientifica è già stata superata. Reti Medievali funziona già da 15 anni. Comunità di studiosi del medioevo al di là delle specificazioni disciplinari. Sito gestito in modo non centralizzato. Sperimentazione di coordinazione, organizzazione reticolare. Forme della comunicazione scientifica in ambito umanistico.
Monografie (dice Antonella De Robbio) sono il modello per la comunicazione scientifica di ambito umanistico. Non è così vero.
Alcuni elementi:
– confini con altre discipline: filologia, arte, archeologia
– componente regionale locale
– rapporto con la tradizione storiografica pregressa
-ricerca erudita medievistica di un secolo fa è ancora molto importante ed è punto di riferimento imprescindibile
Non si può tenere presente solo l’approccio contenutistico. RM intende costruire uno strumento che tenga presente l’inclusività. Porta selettivamente verso altri luoghi della conservazione ad accesso aperto, è ganglio che guida verso altri contenitori della ricerca (importante il riferimento agli archivi istituzionali come depositi di riferimento).

Laura Gaffuri entra nel dettaglio del sito e ne mostra le funzionalità.
Un medioevo in rete fortemente qualificato. Scientificità del sito. Comitato scientifico, redazione, redattori corrispondenti, referee board.
Ricerca storica e comunicazione sono le due voci di questo sito. Selezione critica della conoscenza
Illustra le diverse sezioni (una è biblioteca).

Si fanno precisi accordi con le case editrici: si mantengono rapporti con la tradizione di pubblicazione scientifica classica. Nelle discipline umanistiche un contributo non muore mai, anche se la storiografia compie passi in avanti. Un contributo o non nasce mai o non muore mai!
CALENDARIO è una sezione dl sito molto frequentata – raccoglie eventi diversi di argomento medievistico nel mondo. Le iniziative congressuali di 10 anni fa non sono obsolete, documentano attività scientifica che per noi è ancora interessante e valida.
DIDATTICA altra sezione importante. Luogo di dibattito e di confronto con chi lavora in altri settori dell’istruzione (anche la scuola secondaria)
Importante la SELEZIONE CRITICA DELLE CONOSCENZE